TEMPLARIA FESTIVAL

La XXVIII edizione riempie le magiche notti medioevali dei

“SETTE VIZI CAPITALI”

Da sempre il vizio affascina più delle virtù, non solo per la semplicità con cui si inciampa nelle debolezze anziché percorrere la faticosa strada della sobrietà, quanto per l’attrazione che si prova sul riflettere o semplicemente discutere sui vizi stessi: dalle disquisizioni dei dotti, ai pettegolezzi del popolo, dai giudizi dei moralisti ai proclami dei libertini, dalle riprovazioni dei pastori alle analisi dei teologi, nessuno si è mai sottratto dall’esprimere il proprio parere sull’argomento.

sette viziD’altro canto i vizi mutano con il mutare delle condizioni sociali, quasi sempre essi rappresentano uno specchio nel quale si riflettono le debolezze di quel preciso momento storico. Oggi il relativismo contemporaneo ha messo in discussione la differenza tra tentazioni  e integrità, e forse nemmeno il peccato è più così attraente. Da cosa nasce questa indifferenza, questa incapacità di comprendere la differenza tra vizi e virtù? In questo senso può essere utile capire quando nasce il concetto di vizio così come lo abbiamo conosciuto fino ad ora, che tipo di mentalità e che tipo di società ha posto il peccato al centro di una riflessione così profonda da renderlo “capitale”. Nel medioevo si sviluppa una battaglia alla perseveranza del peccato così cruenta ed insieme così minuziosa da prevedere castighi e punizioni catalogate sulla base di quale vizio si sia commesso.

Fonte di caduta per il codice cavalleresco e di censura morale per chierici, il vizio, anzi i vizi, hanno fin dal l’Alto medioevo Carolingio affascinato la riflessione del tempo. Se il singolo peccato pur essendo ferocemente punito dalla legge clericale e dalla legge secolare, veniva condannato come semplice caduta dettata dalla imperfezione umana, la perseveranza nella pratica dell’errore, al contrario, era sempre più perseguita; il vizio diveniva una malapianta fatta da molteplici rami da mozzare.
sette viziCon la ripresa economica e con la crescita demografica successiva ai primi decenni dell’XI secolo si sviluppano i comuni e con essi botteghe, commerci, scambi e le prime banche e dunque una maggiore regolamentazione dell’agire dell’uomo, nel bene e nel male. Da li a poco nascerà una vastissima e variegata produzione dedicata ai peccati capitali, cioè ai vizi. Se all’inizio i vizi capitali erano soltanto due, la superbia e la cupidigia, dal Duecento in poi, anche attraverso il sacramento della confessione emergono una serie di differenziazioni che permettono di far luce su svariati atteggiamenti inopportuni da parte dell’uomo medioevale. Si affina perciò la distinzione dei peccati capitali, aggiungendo così alla superbia anche l’ira, l’ invidia e l’accidia, mentre la cupidigia è sostituita dalla gola, dall’avarizia e dalla lussuria. Da quel momento centinaia di testi espongono vizi e virtù, e così vedono la luce diversi manuali per confessori, formule penitenziali, trattati di teologia, cicli di sermoni, raccolte di exempla; ma il vizio diventa centrale anche nei testi della tradizione letteraria. Tutta questa produzione costituisce una specie di grande speculum societatis, nel quale riconoscere i peccati commessi nei diversi ambiti della vita sociale (famiglia, politica, cultura, economia), e dunque peccati cioè che coinvolgono i rapporti tra gli uomini generando disordine, conflitto e violenza nella comunità.

sette viziMa che cos’è veramente il vizio e come mai da sempre ci lusinga, ci attrae e ci seduce molto più della virtù? Dopo aver raccontato l’integrità dei Poveri Cavalieri del Tempio e averne cantato le imprese virtuose, l’edizione 2017 di Templaria Festival è pronta ad offrire una panoramica sui peccati legati al vizio, attraverso un percorso affascinante e originale alla scoperta dei “sette vizi capitali” – superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia – dimostrandoci come a partire dal medioevo, siano tratti permanenti e sempre attuali della realtà umana.

Dai teologi agli ordini mendicanti, dal papa all’imperatore, nessuno è sfuggito all’accusa di aver percorso il sentiero del vizio, o al merito di avere estirpato almeno un ramo della malapianta dei peccati capitali. Un tema dunque che ha conquistato tutti gli ambienti e i ceti dei secoli di mezzo, compresi coloro i quali tentavano un estremo ravvedimento dal peccato con la conquista o il pellegrinaggio in quelle “Terresante” fonte di ogni lavacro dell’anima. L’ intenzione è quella di raccontare e dunque comprendere quale fu l’impatto dei vizi capitali sugli ordini monastico cavallereschi ed in particolare sui Poveri Cavalieri del Tempio, quei Templari che da ormai 28 stagioni, Templaria Festival racconta tra l’approfondimento storico e la dimensione ludica, tra la bellezza della riscoperta e il fascino delle notti da medioevo in cui sprofonda come per incantesimo l’intero centro storico, che mediante le pietre millenarie che lo costituiscono, fanno vivere allo spettatore un’esperienza unica: la musica, il canto, la danza, il teatro e i tanti spettacoli itineranti cui attori e figuranti danno vita rendono Templaria Festival qualcosa di magico ed irripetibile.

sette viziLe porte del peccato, i sette vizi capitali da sempre sono rappresentati nel nostro Festival: l’ira dei feroci cavalieri che si aggirano alla ricerca della morte eroica, la superbia dei signori aristocratici che mostrano le loro fortune tra dame imbellettate e fastosi ornamenti, l’invidia dei popolani che vedono passare la ricchezza di fronte a loro in una società che pochissime volte permetteva l’ascesa sociale, l’avarizia dei crassi bottegai sempre pronti a truccare regolo e bilancia per meglio guadagnare, la lussuria, compagna lasciva dei fraticelli, che tra succo di luppolo e uova in tegamino corrompono le pulzelle più ingenue; ma anche gli spettatori si macchiano di qualche peccato, la gola di coloro che si rimpinzano godendo delle prelibate libagioni che le tante taverne del borgo hanno da offrire; ed infine il vizio meno commesso durante le magiche notti medioevali: l’accidia dei pochi che non capendo cosa si perdono, rimangono in disparte senza partecipare alle feste e alle danze, rifuggendo l’occasione di vivere al meglio l’esperienza di Templaria Festival.

di Andrea Fioravanti

Si ringraziano:
  • Antonio Pasqualini - Rosaria Tomassini
  • Serena Armandi - Ernesto Tomassini
  • Valentina Vagnarelli per il video mapping
  • Angela Albertini
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