Castignano da visitare

Castignano sorge arroccato sopra un colle, al confine tra la vallata del fiume Tronto e quella del fiume Tesino. Il paesaggio che lo circonda è suggestivo ed intatto, caratterizzato dal fenomeno erosivo dei calanchi, il paese stesso è sorretto da un imponente muraglione che nei secoli ha cercato di rallentare l’erosione che risulta essere al tempo stesso caratteristica e pericolosa.

 

L’origine del nome deriva con molta probabilità al fatto che anticamente il paese doveva essere circondato da un bosco di castagne ( dal latino castanetum), considerato anche che un albero di castagno è presente nello stemma cittadino. Castignano ha il vanto di aver dato alla storia e agli appassionati di archeologia il più antico documento epigrafico relativo ai piceni: la stele di Castignano, un cippo d’arenaria alto circa un metro datato intorno al VII-VI sec a.C. che accoglie una iscrizione bustrofedica riguardante la sacralità dei limiti territoriali indicati nel cippo stesso.

 

Oggi la stele di Castignano è custodita nel Museo Archeologico di Ascoli Piceno. Il centro storico ha mantenuto intatte le caratteristiche di un borgo medioevale, l’attento restauro delle abitazioni in esso presenti da al visitatore la sensazione di muoversi fra mura d’altri tempi, ricche di storia e tradizioni.

 

Chiesa di San Pietro e Paolo

Nella parte più alta del borgo, attraversando l’incasato costruito in laterizio si arriva alla chiesa di San Pietro e Paolo. Caratteristici sono il rosone in travertino presente sulla facciata con al centro una figura umana ed il portale in terracotta, che all’imposta dell’arco reca lo stemma di Castignano. Al suo interno la chiesa è a due navate con copertura a capriate, caratteristici sono gli altari lignei in stile baroccheggiante.
Nel Museo Diocesano Intercomunale di Arte Sacra allestito all’interno della sagrestia, è possibile ammirare una delle opere più preziose: il “Reliquiario –Ostensorio della Croce Santa” d’argento dorato, opera di oreficeria del periodo tardo-gotico, lavorato a cesello, commissionato nel 1488 dai padri Conventuali all’orafo ascolano Pietro Vannini. La parte centrale è costituita da un tempietto composto da sei colonnine tortili dove è collocata una croce che conserva le reliquie (frammenti di legno della colonna sulla quale Cristo fu flagellato) donate a Castignano da papa Nicolò IV nel 1288.
Sulla parete destra della Chiesa affascina l’affresco del “Giudizio Universale”, dipinto nel Quattrocento, con la descrizione della vita nell’Aldilà, la cui complessità descrittiva è ancora oggetto di studio.
Inoltre, all’interno della Chiesa è presente la Cripta dell’Addolorata, risalente con probabilità al periodo farfense sulle pareti ci sono tracce di affreschi attribuiti a Vincenzo Pagani.

 

Chiesa di Santa Maria al Borgo

La chiesa di Santa Maria al Borgo è detta anche dei Templari in quanto in essa si rintracciano alcuni segni che andrebbero ad accreditare la presenza dei cavalieri nel borgo di Castignano. Primo fra tutti la presenza di fianco alla chiesa di un ospitale, caratteristica struttura sempre presente nelle chiese appartenenti ai cavalieri del tempio. Sulla facciata della chiesa che costeggia via Margherita ci sono due portali e due monofore, il portale che funge da ingresso presenta una cornice in cotto con decorazioni, da notare la formella con il Tau, tipico simbolo templare. La scoperta di affreschi all’interno della chiesa e la loro datazione, andrebbero a supportare l’idea di una chiesa più antica già preesistente alla venuta in loco dei monaci benedettini e che appunto la tradizione vuole edificata dai templari.

 

Chiesa di Sant’Egidio

La chiesa di Sant’Egidio presenta diverse opere di interesse tra cui “ La Madonna del Rosario” opera attribuita a Simone De Magistris, un olio su tela dipinto negli ultimi anni della sua attività, tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo. All’interno colpiscono la maestosità dell’unica navata e le decorazioni delle pareti e del soffitto a botte, recentemente restaurate. Vi sono conservate, tra le altre opere, la tela della “Madonna del Rosario”, di Sebastiano Conca (1679-1764), l’ “Annunciazione”, capolavoro di Giuseppe Grezzi (1634-1721) e la “Crocifissione”, di Pier Francesco Mola (1612-1721).

 

Museo delle Icone

Rimane sorpreso il turista di passaggio a Castignano nel visitare il Polo Museale di Arte sacra e delle Icone. Non si aspetta la bellezza e il facino di una tale esposizione, lodata perfino dalla Soprintendenza di Urbino e ricercata da studiosi di tutta Italia.
Il Museo, aperto nel 2009, è frutto dell’appassionato collezionismo quarantennale del castignanese Mons. Vincenzo Catani, attualmente parroco a San Benedetto del Tronto.
La collezione è situata nel settecentesco palazzo appartenuto, fino agli anni ‘70, alla famiglia De Scrilli, dietro la chiesa di S. Pietro, oggi di proprietà comunale e concesso in usufrutto al Museo, che si estende all’interno dei due vasti piani con le sue stanze costruite “a fuga” (una dentro l’altra) e con alcuni soffitti che recano ancora l’originaria dipintura.
Al piano terra è stata collocata una BIBLIOTECA, con circa 4.000 volumi a stampa e formata da opere soprattutto a carattere storico ed artistico. La sezione dei manoscritti conserva alcune rarità, tra cui 53 lettere autografe dal 1806 al 1816 del vescovo di Montalto Francesco Saverio Castiglioni, divenuto poi Papa Pio VIII. è anche presente una grossa sezione di libri sul Risorgimento italiano. All’interno della biblioteca è stato collocato un piccolo lapidario ed è esposto la statua lignea trecentesca di S. Antonio Abate.
Al primo piano è collocata la sezione di Arte Sacra, divisa in sala degli Argenti (tra cui 194 medaglie papali dalla fine del 700 ad oggi, croci, calici, pissidi, navicelle, ostensori…), due sale di Quadreria e una sala dei Legni. Ogni sezione presenta vere preziosità, tutte da godere. Nella stessa sezione è stata ricostruita una sacrestia di fine Settecento con interessante materiale liturgico.
Al secondo piano è collocata la sezione delle ICONE, una vera rarità per i preziosi 80 manufatti bizantini distribuiti nelle cinque sale. Il persorso inizia con la sala delle Iconostasi e delle Porte Regali (con due porte originali di legno). Segue la grande sala, dove risaltano subito all’occhio le sei icone con le cornici di legno intagliate e dorate, opere dell’Ottocento russo. Nella seguente sala di passaggio sono collocate le icone soprattutto mariane, tra cui la bellissima l’icona multipla con ovali di porcellana. Segue la sala di fondo che presenta le icone rivestite dalle “rize”, cioè il rivestimento metallico, che generalmente lascia scoperte le parti essenziali dell’icona, trattato con tecnica artistica assai raffinata, in cui sono presenti le tecniche orafe completate da smalti policromi, filigrane, incastonatura di perle o pietre dure. Si termina con la sala del sottotetto in cui sono state riunite le icone che riguardano i SANTI (Nicola, Giorgio, Elia…). Spicca una interessantissima icona raffigurante quattro Santi, trattata con una riza di pastiglia argentata. Colpiscono anche due icone “menologiche”, cioè calendari divisi per mese, raffiguranti i Santi di ogni giorno.
Nel piccolo depliant di presentazione di questo Polo Museale castignanese si legge: “Una sorpresa che non ti aspetti”. Quanti l’hanno visitato hanno confermato l’affermazione. Si tratta infatti di un museo davvero speciale, nell’incanto di un intatto centro storico piceno.

 

Mostra delle Arti e Tradizioni Popolari

 

Mostra delle Arti e Tradizioni popolari- Stabilimento bacologico “Scaramucci”
Nell’antichissimo edificio che alla fine dell’Ottocento, e fino alla prima metà del Novecento, era utilizzato per l’Industria del “Seme-bachi” il 20 ottobre del 2012 è stata insediata la MOSTRA DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI CASTIGNANESI.
Uno stabilimento in cui venivano confezionati e distribuiti i semi-bachi sani che venivano distribuiti sul territorio Piceno per far sviluppare l’industria bacologica che, partendo da un’attività strettamente agricola, quella della coltivazione dei gelsi (alimento per i bachi) produzione dei bossoli dai quali poi l’ingegno dell’industria, ricavava preziosi “fili di seta”,
Grazie alla disponibilità di alcuni concittadini, nella Mostra sono stati raccolti oggetti, suppellettili ed attrezzi utilizzati dai castignanesi dal 1870 fino agli anni ‘50, nello svolgimento quotidiano delle attività produttive e di trasformazione, ma anche di quelle familiari; una raccolta che è la memoria storica di questo periodo e racconta la forza, la vivacità di un popolo che, partendo da una tradizione prettamente agricola, ha saputo vedere con lungimiranza e modernità l’importanza della trasformazione dei prodotti della terra.
La Mostra è una “passeggiata nel passato”, ad essa si accede da una scalinata e attraverso un imponente portale in cotto campeggiato da un’antica formella che in maniera stilizzata ricorda una figura femminile. E’ articolata in un percorso che unisce le varie “stanze”, partendo dal piano terra dove c’è una splendida carrozza (appartenente alla famiglia De Scrilli, della prima metà del 1700) passa nel pianerottolo dove un pannello pitturato ed un coppo rotto ricordano la testardaggine del castignanese al quale cadde il “coppo in testa” e per minimizzare l’accaduto disse…. “chi sputa”.
Tra foto che rappresentano la devozione religiosa e gli antichi scenari urbani di Castignano, nei vari livelli sono dislocati i tini, le botti ed altre attrezzature da cantina; al piano primo tra forme, vecchi scarponi, punzoni e trincetti con il desco, ancora sporco di colla, è rappresentato l’angolo del calzolaio. Un’accortezza particolare si è avuta per ricordare l’attività della bachicoltura con l’incubatrice dove venivano fatti nascere gli insetti, i microscopi per il controllo delle malattie e la selezione ed ed i pannelli in rete con ancora sopra le foglie di gelso ed i bossoli con i filamenti di seta. A questo livello è stata ricostruita una cucina tradizionale con il camino, le fornacelle per cucinare, il tagliere, le pentole appese a vista ed una tavola imbandita. Al secondo piano sono stati ricreati: l’angolo della tessitura, dove campeggia tra filarini vari un telaio in legno ancora funzionante e della sartoria con una delle prime macchine da cucire; lo spazio delle attrezzature agricole con una rarissima pressa da fieno della Cavalleria dell’Esercito Regio ed una mola a pedale con struttura in legno e la mola in pietra arenaria; l’angolo del muratore con le cucchiare, le cassuole e gli strumenti di misura; quello dei falegnami; ma anche quello dei “fochisti” con mortai, polveri, pistelli e regoli per fare grandi, colorati e rinomati fuochi artificiali.
Quella del contadino, del muratore, del calzolaio, del fuochista, del falegname, del tessitore, del sarto e del produttore di seta erano i mestieri che hanno dato, nel periodo storico analizzato, lustro e spazio in Italia ed all’estero ai nostri concittadini; mestieri, ai quali è ancora oggi possibile collegare il nome delle persone e delle famiglie, che ricordano una elevata professionalità ed una capacità di guardare oltre il modesto orizzonte paesano con un insospettabile modernità.
Un esempio che ancora oggi è in grado di indicare la direzione per la valorizzazione e la salvaguardia di un territorio ricco di antiche opportunità che, attraverso una forte integrazione tra ambiente naturale e lavoro, in un continuo processo di corretta trasformazione e conservazione, riescono a restare tali.
Tra gli obiettivi della Mostra, quella di stimolare attività didattiche ed approfondimenti degli antichi mestieri e delle tradizioni paesane evitando che l’oblìo della globalizzazione possa occultarli alle generazioni attuali ed a quelle future.

 

Processus Contra Templarios

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Presso la Mostra delle Arti e Tradizioni popolari, è possibile visionare uno dei 799 esemplari dell’opera “PROCESSUS CONTRA TEMPLARIOS” che contiene un’ edizione critica dei documenti del processo, la riproduzione dei sigilli in cera rossa dei cardinali inquisitori Pietro Colonna, Pierre de la Chapel e Bérenger Frédol e le fedeli riproduzioni dei 4 originali pergamenacei conservati nell’Archivio Segreto Vaticano. I primi tre documenti si riferiscono all’ inchiesta pontificia sull’ Ordine dei Templari tenutasi a Poitiers.

Il quarto, il più importante, è stato rinvenuto solo nel 2001 ed è l’ atto originale di assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari del Papa Clemente V, al Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay e agli altri dignitari templari rinchiusi nel castello di Chinon, da cui prende il nome. Dalla vicenda emerge un nuovo volto di Clemente V. L’ Ordine del Tempio è un pezzo della Chiesa di Roma. Il Papa non poteva sopportare che venisse distrutto per sottrargli beni. Clemente V ha subito il processo ed ha sacrificato l’ Ordine per evitare l’ apertura di uno scisma che avrebbe creato una Chiesa di Francia.

Il valore principale della pubblicazione risiede nei documenti e nei testi critici che contribuiscono a chiarire le vicende che hanno condotto il pontefice ad assolvere i cavalieri templari dall’accusa di eresia.

Oltre alle pergamene è stato rinvenuto anche il brogliaccio ad uso privato del Papa Clemente V, che contiene gli estratti delle deposizioni dei Templari oltre a moltissime note marginali redatte probabilmente da Clemente V e dai suoi stretti collaboratori.

Il recupero del prezioso fascicolo e il più recente ritrovamento del documento di Chinon hanno permesso nuove piste di ricerca, dimostrando ancora di più che Clemente V intendeva salvare l’esistenza dell’Ordine templare dandogli un ruolo nuovo.